Non trovo più il tempo per leggere un buon libro, sul comodino ho da qualche mese il racconto di Alessandro Piperno "Con le peggiori intenzioni" di cui sono stata omaggiata dalla mia diletta cugina, la quale mi aveva avvertita "La prima parte non è molto scorrevole, ma nella seconda si riprende"... non ci sono neanche arrivata alla seconda perché l'ho trovato eccessivamente sofisticato e ridondante. L'autore avrà pure la cattedra di Letteratura francese all'università di Tor Vergata, ma deve soffrire di qualche complesso d'inferiorità denotato dal fatto che vuol fare sfoggio di tutta la sua cultura in maniera ossessiva, ripetendo continuamente gli stessi pomposi vocaboli; gli deve risultare profano usare ogni tanto il termine "sacro" al posto del più autorevole "ieratico" e così via in uno sciorinamento di voci ostiche che non mi permettono una lettura fluida e piacevole. Allora l'ho lasciato a metà e nella libreria di mio fratello ho trovato un volumetto di modeste dimensioni: "Branchie" di Niccolò Ammaniti il cui secondo titolo è "L'epopea rocambolesca di un eroe disponibile a tutto, sia pure controvoglia". Ho pensato fosse un racconto alla "Il giovane Holden", del resto avevo visto il film tratto dal suo libro "Io non ho paura" e ne ero rimasta affascinata dalla sensibilità; invece sono rimasta delusa anche da questo, che ho accantonato sul primo, perché mi sembra scritto banalmente, senza verve. Quando un libro mi piace, lo divoro, ne rimango assorbita e non riesco a staccarmene. Ora ci riprovo, vado in libreria e mi
compro l'ultimo di Gabriele Romagnoli "Non ci sono santi", ho letto qualche suo articolo su Vanity Fair e mi ha colpito il suo modo di scrivere, l'abilità di farti vivere le sue storie in prima persona e una narrazione coinvolgente, mi auguro che la pila di libri non si allunghi altrimenti la mensola cederà sotto il suo peso!