Mi sembrava quantomeno indicato una breve pausa di riposo ieri, per tirare il fiato e ragionare sul da farsi dei prossimi giorni e invece sembra che il mondo non mi voglia dare tregua... dicevo, squilla il telefono, rispondo, è mio padre, lo tratto male (poi me ne pento sempre, ma in quel momento ero anche abbastanza incavolata con lui per ragioni che non sto qui a spiegarvi)... tuono: "Che c'è? Ci siamo sentiti mille volte negli ultimi due giorni, vi ho fatto tutti gli aggiornamenti possibili e immaginabili, non ho niente da dirvi fino a lunedì prossimo, abbiate la cortesia di lasciarmi in pace per il weekend", dall'altra parte della cornetta piagnucola lui:"Ma ti volevo solo avvertire di una cosa che riguarda tuo padre quand'era ragazzo"; un sospiro di sollievo, temevo già di dover rifare la valigia e partire per Timbuctù dove si tiene la rassegna mondiale sui Rifiuti, decido che è il caso di farlo continuare a parlare e di riporre l'ascia di guerra nell'astuccio. Mi spiega dell'alluvione del '66 a Firenze, della catena di volontari da tutt'Italia che si mosse in quei giorni per salvare le opere d'arte, ma soprattutto per ripulire dal fango i libri e mi dice che lui era uno degli "angeli", che studiava a Perugia in quel periodo e che si prodigò anche lui per la maratona della solidarietà.
Penso che sia emozionante esser stati presenti ad un evento storico, al di là del poter dire "Io c'ero", ma sentirsi parte della storia, sapere di aver dato una mano e un apporto al salvataggio del nostro patrimonio culturale e allora gli renderò omaggio guardando stasera il servizio speciale del Tg1 dedicato a "I ragazzi del '66" cercando tra quei volti sporchi di fango un ragazzetto con gli occhiali che vagamente gli assomigli.
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