Sono anni che il concetto di canone di bellezza viene scolpito a suon di bombardamenti di immagini sotto forma di spot che ci fanno l' occhiolino dalle pagine dei giornali, della televisione, dai cartelloni per strada e che si insinua nella mente per lo più delle adolescenti: magro in, grasso out, l' accettazione sociale è il motore dell' ingranaggio. Ieri la notizia della modella di 21 anni morta di anoressia che pesava solo 40 chili - Ana Carolina Reston - che segue di qualche mese quella di Luisel Ramos e subito si punta il dito contro le grandi case di moda, che fanno sfilare scheletri sulle passerelle e che impongono misure e taglie proibitive, ma la lista delle tante ragazzine "normali" che muoiono ogni giorno di bulimia o anoressia o dei ricoveri nei centri specializzati per disturbi alimentari dov'è? Bisognerebbe cominciare da lì: tempo fa lessi un articolo su Vanity in cui si parlava del fenomeno sempre più dilagante in internet di siti pro-ana e pro-mia - le loro abbreviazioni devono essere un modo per vederle quasi come delle amiche - in cui ragazzine di tutte le età si scambiano consigli per resistere alla tentazione del cibo e farsi coraggio nel perseverare con diete drastiche o stratagemmi per infilarsi due dita in gola e sbarazzarsi velocemente della mollica di pane appena ingoiata. Ho fatto un giro tra questi siti che abbondano di foto e filmati, ognuno crea il suo video thinspirational che consiste nel montare in serie foto di corpi di modelle/attrici più o meno famose da prendere ad esempio nonché come obiettivo, accompagnate da qualche canzone di sottofondo che dia la carica. Credo che agghiacciante sia l' aggettivo adeguato per descrivere ciò che ho visto.
Ammetto che spesso ho guardato con invidia i corpi delle modelle, puntando l' attenzione su quelle gambe chilometriche e sottili, ma solo perchè la natura non mi ha concesso molto in altezza. Quanto a magrezza, invece, ho trascorso tutta l' infanzia e l' adolescenza in condizioni più prossime ad uno stuzzicadenti e non è stato poi così piacevole; un metabolismo molto veloce faceva sì che su di me si potessero fare lezioni di anatomia e mia nonna mi scambiasse per una bambina del Biafra. Ultimamente invece ho preso un po' di chili in più, alcuni nei posti giusti, altri decisamente in quelli sbagliati e la mia soddisfazione personale è altalenante. Non voglio arrivare a dire che la colpa è dei modelli sbagliati che ci vengono proposti, però è pur vero che noi donne siamo sempre più spinte verso l' idea di perfezione; la competitività, la promozione della nostra immagine fa sì che dobbiamo essere sempre in ordine e curate nei minimi dettagli, capigliatura perfetta come se fossimo uscite or ora dal parrucchiere, trucco impalpabile ma determinante, corpo tonico, gambe sempre lisce e depilate, mani iper curate, possibilmente vestite di tutto punto e in mezzo mettiamoci anche il lavoro, la casa e la famiglia per chi già ce ne ha una... siamo sempre più vicine al concetto di super-donne e in molti casi la chirurgia plastica ci è amica. Accanto a noi gli uomini si possono ancora permettere il lusso di avere un po' di pancetta, che dal nostro punto di vista è sexy, ma al contrario si sfocia in un " Mi ricordo quando avevi la pancia piatta! " o nel peggiore dei casi si viene dileggiati.
Il problema non è tanto più quello della modella che muore di fame perché ossessionata dal suo peso e dalla sua forma che le permette di lavorare sulle passerelle, quanto l' affermazione a tutti i livelli socio-culturali della magrezza come status indispensabile per essere accettati o come passepartout per il successo. Potremmo fare un processo alle grandi case che ci vendono ragazzine filiformi come modelli - tra tutte le foto di attrici mi ha fatto una certa impressione vedere Lindsay Lohan, Keira Knightley o le gemelle Olsen, tutti personaggi in vista lanciati da serie televisive o film della Walt Disney - ma ci prenderemmo solo in giro. Ogni canone di bellezza è figlio del suo tempo, 2000 anni fa era la donna alta e giunonica, dalle forme abbondanti, oggi è un mucchio di ossa che sta in piedi contro qualsiasi legge fisica, non ci resta che sperare nel buon senso del domani o probabilmente solo a imparare che chi cazzo se ne frega di quello che pensa e fa la società.