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mikadosaim - Bari, Italy

Questo blog nasce un po' per gioco e un po' per sfogo in un periodo non buono della mia vita. Sono nota per quella che comincia tante cose, ma raramente le porta a termine, per pigrizia o forse per scarsa costanza e impegno. Mi riprometto spesso di cambiare e questo è il mio punto di partenza per un viaggio che non si sa quando finirà , ma a cui chiunque può partecipare per fare insieme anche solo un pezzo di strada o volendo tutto il percorso. Scoprirete una persona sensibile, curiosa, un po' introversa e timida, ma sempre disponibile al confronto e allo scambio di opinioni. Auguro Buon Viaggio a tutti !

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28 novembre 2006

Nuove regole per la sicurezza aeroportuale


Questo weekend ho avuto modo di saggiare sulla mia stessa pelle le nuove regole di sicurezza negli aeroporti dell’ Unione Europea e già di entrarci in contrasto. Antefatto: sono partita sabato in treno e al ritorno avevo un aereo prenotato per la domenica sera; per due giorni e manco avevo portato il minimo indispensabile, una borsa a mano con dentro un ricambio, due cose in croce nel beauty-case e la borsa col portatile che ovviamente non ho avuto neanche il tempo di accendere. Arrivo in aeroporto con un’ora di anticipo come al mio solito, al check-in mi chiedono se nel bagaglio da portare in cabina ci sono liquidi, mostro alla signorina i 3 prodotti:
  • crema da viso Vichy
  • struccante della Clinique
  • liquido per le lenti
La signorina gentilmente mi consegna una bustina di plastica trasparente in cui infilare i prodotti appena mostrati e mi raccomanda di riporli accuratamente dentro e portare la busta in bella mostra ai controlli di sicurezza. Faccio come appena indicatomi, poi mi assale il panico e inizio a perquisire l’intera borsa per cercare altri oggetti che potrebbero essere eventualmente soggetti a perquisizione, inizio a infilare nella busta anche il mascara, due lucidalabbra, il balsamo per le labbra, qualsiasi stupidaggine per evitare problemi di ogni sorta, trovo delle bustine di Nimesulide sparse e un paio di pillole di Ketoprofene, butto dentro anche quelle, lo smalto per le unghie in formato mignon, dentro! La busta contiene tutto e non dà l’impressione di stare per scoppiare… inizio a spogliarmi dei gioielli sempre per non aver problemi col metal-detector, via la cintura, sono pronta, mi avvio verso i controlli. E’ stato tutto semplice, troppo semplice, ecco l’intoppo: il poliziotto addetto ai controlli scruta la busta che gli ho consegnato, dopo un po’ capisco, è stato istruito per non far passare nulla che ecceda i 100 ml, quindi mi tira fuori lo struccante e il liquido per le lenti e mi dice “Questi non possono passare”, lo guardo e gli dico “Io senza quelli non parto”, sono le 9 di sera, a casa non ho flaconi in più, dove ripongo le lenti per la notte? E si scordi che lasci a terra il mio struccante costatomi un occhio della testa! “Mi spiace, ma non possono entrare in cabina, se vuole portarli deve imbarcare il bagaglio nella stiva”, controbatto che il bagaglio è così piccolo che è una perdita di tempo per me spedirlo e aspettare all’arrivo di ritirarlo. Guardo il liquido, 120 ml, mi sento un po’ presa per i fondelli, gli faccio notare che il contenitore contiene un terzo di liquido, quindi se vogliamo essere rigorosi, allora trasporto in cabina 40 ml di soluzione salina, nettamente inferiori ai 100 ml; non vuole sentire ragioni e io inizio ad alterarmi, mi appello al buon senso e lui per tutta risposta mi dice che bisogna chiedere buon senso a chi fa le leggi e non a chi è addetto a farle rispettare. Capisco che non c’è nulla da fare contro la cocciutaggine e stupidità del servizio di sicurezza, potrei anche continuare ma dietro di me c’è gente che attende e rinuncio, non prima di aver inveito contro chiunque mi capiti a tiro, prendo la mia roba e torno al check-in con la voglia anche di andare a dirgliene quattro alla signorina che mi aveva dato la bustina “O brutta cretina, te li ho fatti vedere i prodotti, potevi dirmelo già tu che non me li avrebbero fatti passare!”, ma non la trovo. Spedisco il tutto e continuo a essere imbufalita, per il ritardo dell’ aereo, per il disguido ai controlli, per queste norme assurde.
Ora io voglio che qualcuno mi dica innanzitutto il bisogno di questi controlli anche sui voli interni come un Bari-Bologna o qualsiasi altro volo a livello nazionale, mi garantisca che 100 ml effettivamente siano una grandezza adeguata a garantirmi che nessun liquido esplosivo possa arrivare a bordo senza avere effetti devastanti e mi chiariscano una volta per tutte cos’era quel liquido inodore, incolore e insapore di cui erano in possesso i famosi attentatori di quest’ estate. Voglio tralasciare tutto il discorso di quanto sia fastidioso sentirsi minacciati, di quanto sia diventato difficoltoso viaggiare tranquillamente, del fatto che degli imbecilli folli tengano sotto scacco un intero pianeta sotto la minaccia di far esplodere aerei, dirottarli per renderli missili kamikaze e robe che vorremmo tutti fossero di fantascienza, ma che non sono altro che la triste realtà che ci ha sconvolto così tanto da renderci assolutamente paranoici.

posted by mikadosaim at 13:07 | Permalink | 10 commenti
19 novembre 2006

Ana e mia, due nemiche da cui tenersi alla larga



Da una parte studi vari e bollettini medici ci dicono che è in aumento il problema dell' obesità nel mondo occidentale - colpa della ricchezza, delle abitudini alimentari sbagliate, del fatto che non sappiamo neanche più che cosa ci sia nei nostri cibi - dall' altra sempre nel nostro mondo così civilizzato, così all' avanguardia e industrializzato, si muore di fame, una fame a cui ci si sottopone volontariamente in barba a chi dell' anoressia non ne fa una virtù, ma una necessità obbligata, perché da quelle parti il cibo non ci si permette di rifiutarlo, ma proprio non ce n' è... sono le due facce della stessa medaglia e il loro confine così labile.

Sono anni che il concetto di canone di bellezza viene scolpito a suon di bombardamenti di immagini sotto forma di spot che ci fanno l' occhiolino dalle pagine dei giornali, della televisione, dai cartelloni per strada e che si insinua nella mente per lo più delle adolescenti: magro in, grasso out, l' accettazione sociale è il motore dell' ingranaggio. Ieri la notizia della modella di 21 anni morta di anoressia che pesava solo 40 chili - Ana Carolina Reston - che segue di qualche mese quella di Luisel Ramos e subito si punta il dito contro le grandi case di moda, che fanno sfilare scheletri sulle passerelle e che impongono misure e taglie proibitive, ma la lista delle tante ragazzine "normali" che muoiono ogni giorno di bulimia o anoressia o dei ricoveri nei centri specializzati per disturbi alimentari dov'è? Bisognerebbe cominciare da lì: tempo fa lessi un articolo su Vanity in cui si parlava del fenomeno sempre più dilagante in internet di siti pro-ana e pro-mia - le loro abbreviazioni devono essere un modo per vederle quasi come delle amiche - in cui ragazzine di tutte le età si scambiano consigli per resistere alla tentazione del cibo e farsi coraggio nel perseverare con diete drastiche o stratagemmi per infilarsi due dita in gola e sbarazzarsi velocemente della mollica di pane appena ingoiata. Ho fatto un giro tra questi siti che abbondano di foto e filmati, ognuno crea il suo video thinspirational che consiste nel montare in serie foto di corpi di modelle/attrici più o meno famose da prendere ad esempio nonché come obiettivo, accompagnate da qualche canzone di sottofondo che dia la carica. Credo che agghiacciante sia l' aggettivo adeguato per descrivere ciò che ho visto.

Ammetto che spesso ho guardato con invidia i corpi delle modelle, puntando l' attenzione su quelle gambe chilometriche e sottili, ma solo perchè la natura non mi ha concesso molto in altezza. Quanto a magrezza, invece, ho trascorso tutta l' infanzia e l' adolescenza in condizioni più prossime ad uno stuzzicadenti e non è stato poi così piacevole; un metabolismo molto veloce faceva sì che su di me si potessero fare lezioni di anatomia e mia nonna mi scambiasse per una bambina del Biafra. Ultimamente invece ho preso un po' di chili in più, alcuni nei posti giusti, altri decisamente in quelli sbagliati e la mia soddisfazione personale è altalenante. Non voglio arrivare a dire che la colpa è dei modelli sbagliati che ci vengono proposti, però è pur vero che noi donne siamo sempre più spinte verso l' idea di perfezione; la competitività, la promozione della nostra immagine fa sì che dobbiamo essere sempre in ordine e curate nei minimi dettagli, capigliatura perfetta come se fossimo uscite or ora dal parrucchiere, trucco impalpabile ma determinante, corpo tonico, gambe sempre lisce e depilate, mani iper curate, possibilmente vestite di tutto punto e in mezzo mettiamoci anche il lavoro, la casa e la famiglia per chi già ce ne ha una... siamo sempre più vicine al concetto di super-donne e in molti casi la chirurgia plastica ci è amica. Accanto a noi gli uomini si possono ancora permettere il lusso di avere un po' di pancetta, che dal nostro punto di vista è sexy, ma al contrario si sfocia in un " Mi ricordo quando avevi la pancia piatta! " o nel peggiore dei casi si viene dileggiati.

Il problema non è tanto più quello della modella che muore di fame perché ossessionata dal suo peso e dalla sua forma che le permette di lavorare sulle passerelle, quanto l' affermazione a tutti i livelli socio-culturali della magrezza come status indispensabile per essere accettati o come passepartout per il successo. Potremmo fare un processo alle grandi case che ci vendono ragazzine filiformi come modelli - tra tutte le foto di attrici mi ha fatto una certa impressione vedere Lindsay Lohan, Keira Knightley o le gemelle Olsen, tutti personaggi in vista lanciati da serie televisive o film della Walt Disney - ma ci prenderemmo solo in giro. Ogni canone di bellezza è figlio del suo tempo, 2000 anni fa era la donna alta e giunonica, dalle forme abbondanti, oggi è un mucchio di ossa che sta in piedi contro qualsiasi legge fisica, non ci resta che sperare nel buon senso del domani o probabilmente solo a imparare che chi cazzo se ne frega di quello che pensa e fa la società.


posted by mikadosaim at 22:32 | Permalink | 11 commenti

Le prime impressioni


L' entusiasmo iniziale con cui sono arrivata a Bologna è stato in breve soppiantato dallo scontro con la dura realtà lavorativa... il weekend scorso, disfattami delle pesanti valigie nella prima casa che avevo visto e che mi era sembrata stupenda in confronto alla spoglia cella che mi sarebbe toccata dalle Suore, mi ero concessa qualche giro ricognitivo della città, per orientarmi, prendere confidenza con le strade, appuntarmi mentalmente la posizione dei miei negozi preferiti (che splendida invenzione la globalizzazione, ovunque ti senti a casa e hai tuoi punti di riferimento!), curiosare alla ricerca di posti carini da proporre a chiunque vorrà venirmi a trovare e avevo respirato l' aria di una città frizzante, sempre in movimento, con la sua zona universitaria colma di studenti, attività in fermento, molto aperta e stimolante... camminavo e camminavo per impadronirmi degli angoli della città, spinta dalla voglia di scoprire e conoscere, sfilavo sotto i portici, con la testa all' insù per bearmi dei palazzi, delle torri, delle chiese medievali, non ci sono mica solo le vetrine!

Devo ammettere che il primo impatto è stato sicuramente buono, ho avuto tempo una settimana per pentirmi della fretta con cui ho giudicato... a partire dal tempo infelice: credo di aver dimenticato di che colore sia il cielo, dell' esistenza del sole e della sua luce, non so più come sia il mare, so solo che mi sveglio presto la mattina e sono immersa nella nebbia, e quando esco la sera alle 8 dal laboratorio l' unica differenza è che il cielo da grigio è diventato nero, ma la nebbia è sempre lì; se non è nebbia è pioggia, come ieri pomeriggio quando ho deciso di farmi un giro veloce sprovvista di ombrello, giustamente ha smesso nell'esatto momento in cui sono entrata in un negozio per acquistarne uno e non prima di essermi infradiciata! Comunque non è un buon segno per una umorale come me.

Segue la casa: in realtà non avrei potuto trovare migliore coinquilina, siamo solo in due, lei lavora, ci vediamo solo per cena, ma la casa è di quelle vecchie, indi per cui si può incappare in qualche inconveniente o contrattempo come venerdì mattina, quando mi sono svegliata in ritardo come al solito e precipitandomi in bagno ho trovato lo scaldabagno gocciolante e moribondo.... ahahahah, provate voi a cercare a fine settimana un idraulico tempestivo che possa risolvere il problema... e vai di docce fredde/ghiacciate fino a lunedì! Più tanti altri piccoli fastidi che non sto a raccontarvi, fatto sta che mi sento molto fantozziana in questo periodo.

Per finire col lavoro: si entra alle 9 (e io ci metto già tre quarti d'ora per arrivare) e si esce alle 8, pausa pranzo in mensa, a dir la verità ognuno potrebbe gestirsi come vuole, ma non sarei io se non ci fosse qualche sfiga di mezzo e la mia è che, sì ho trovato un tutor per la mia tesi, sì sto all' ENEA e posso usufruire di un software particolare, ma lui se ne va in pensione a dicembre e quello che in realtà è un lavoro di 5/6 mesi io lo devo concentrare in poco più di un mese, perché dopo non si sa cosa accadrà di preciso. Risultato, 5 giorni su 7 li passo rinchiusa nel laboratorio, arrivo a casa distrutta, ceno e vado a dormire, negli altri due concentro tutte le restanti cose come spesa per sopravvivere, bucati e pulizia di casa, la città non la vivo, fa solo da sfondo alla ripetitività delle mie giornate.

Situazione gruppo: siamo un po' tantini, per ora ognuno riesce ad avere un computer a testa collegato in rete. Ce n'è per tutti, laureandi, tirocinanti, dottorandi, chi più ne ha più ne metta. Mi sto ambientando, l' inserimento in un gruppo già formato ha le sue difficoltà, se fosse per me mi farei bellamente i fatti miei (non a caso sono una blogger e quindi con evidenti problemi di socializzazione, stando a quello che si legge in giro!), ma non posso, il fatto stesso di far parte di un gruppo implica la socializzazione, anche con chi a pelle non sopporto ed è inevitabile passando le intere giornate nello stesso ambiente. In fondo è passata solo una settimana, col tempo o migliora o peggiora.

Situazione salute: stato perenne di ansia, il tempo è poco, il mio tutor deve seguire troppa gente, mi mancano molti dati, dormo male, mi sento stanca e gli orari non aiutano a recuperare, credo che sia la condizione normale di chi è sotto tesi. Dopo la socializzazione forzata, il weekend divento anti-sociale per rimettere equilibrio, il blog è dato per disperso, tutti i miei amichetti fanno passi da gigante e il mio langue, ho poco tempo per aggiornarmi sulle notizie (non a caso tutti i miei ultimi post sono solo personali) e mi manca totalmente per scrivere, quindi sono di nuovo sotto disintossicazione obbligata, con la differenza che la mia droga è costantemente sotto i miei occhi, ma non posso farne uso. L' uso dei mezzi pubblici non aiuta a distendere lo stress, farsi spazio a spintoni, essere calpestati, cercare di evitare di cadere in avanti ogni volta che l' autista inchioda all' improvviso possono tenere in esercizio, ma devo ancora capire perché se un autobus all' andata passa da una piazza, non è detto che al ritorno ci ripassi nel senso inverso. Dopo essermi persa un paio di volte in quartieri periferici, ho solo capito che c' è da diffidare di tutto e di tutti, l' importante è premunirsi alla fermata di più giornali a distribuzione gratuita come City, Metro o altro per avere qualcosa da leggere nel tragitto, infilarsi l' I-pod nelle orecchie e non dare ascolto a nessuno.

Alla prossima settimana per gli aggiornamenti...


posted by mikadosaim at 22:26 | Permalink | 3 commenti
08 novembre 2006

This is the end


Ci siamo, sono in partenza... questo è un saluto veloce per dire che non so quando ci risentiremo, non so quando potrò venire a farvi visita sui vostri blog, spero presto; voi nel frattempo non scrivete troppo, altrimenti dopo diventa un secondo lavoro recuperare tutti i vostri scritti!

Ringrazio tutti coloro che si sono prodigati nel cercarmi una sistemazione, dei contatti, qualsiasi cosa pur di non farmi andare dalle Suore... di cuore ancora grazie! La soluzione è la seguente: domattina salgo sul trenino, arrivo a Bologna nel primo pomeriggio, ho prenotato per due notti un'affittacamere, così tra giovedì pomeriggio e venerdì mi farò un giro di case da vedere, per ora ho 5/6 appuntamenti che non sono male per una che fino a ieri era disperata e rassegnata... poi sabato mattina partirò per Genova dove andrò a recuperare tutte le mie restanti cosine e tornerò domenica dove, se mi andrà bene, prenderò possesso della mia stanza singola in una delle case visionate, altrimenti stringerò i denti e farò il mio ingresso in collegio, portandomi con me il mio preziosissimo vademecum.

Ora, da cosa si capisce che Bologna è una città studentesca super-organizzata?!? Dal fatto che in quasi tutti gli annunci offrono compreso nel prezzo un collegamento internet e in più casi addirittura a fastweb, roba che io a Genova me la sognavo, linea a 56K e via, prima di andarmene per i fatti miei ed avere l'Adsl! Ciò significa che o sono straculata e trovo casa, camera singola, collegamento e lussi vari, oppure sono strasfigata e non trovo una mazza di niente se non tante allegre suorine, oppure ancora sono assolutamente normale e trovo casa senza collegamento... indi per cui, darò mie notizie non appena sarà possibile e avrò saputo di che morte devo morire e se devo morire.

Vi abbraccio tutti, non auguratemi nulla che sono scaramantica, incrociate solo dita, mani, gambe, fate un po' voi!


posted by mikadosaim at 19:32 | Permalink | 8 commenti
07 novembre 2006

Vademecum per la sopravvivenza in un collegio religioso





Nella mia carriera ho frequentato un paio di istituti religiosi tenuti da Suore e probabilmente -come già detto- me ne toccherà un terzo; per questo ho preparato un vademecum per chi, come me, avrà a che fare con le nostre Sorelle, perché conoscere il nemico aiuta a prevenirlo.




Ogni collegio che si rispetti ha le sue figure caratteristiche e carismatiche, basta solo riconoscerle:

  1. Suora omoaffettiva: facilmente individuabile, fa appostamenti nei pressi dell'ascensore, nell'attesa che un nutrito gruppo di ragazze si raccolga di fronte alla porta... più si è e maggiori probabilità ci sono di stare strette e a contatto le une con le altre. Nel mio primo istituto c'era Suor Sepontina: un giorno ci confessò tra le lacrime che pianse molto quando per ordini superiori smisero di accettare ragazze interne(*) e quindi le tolsero la possibilità di poter dormire con le fanciulle in fiore; per questo motivo d'estate, quando ci si stendeva all'aria aperta sul terrazzo per prendere un po' di sole, la si vedeva aggirarsi tutta bardata per non farsi riconoscere mentre con passo fugace ci passava in rassegna ad una ad una. Nel secondo collegio c'era Suor Piera, lei perlomeno si limitava solo a braccarti nell'angusto ascensore e a strusciarsi un po'.

  2. Braccio destro della Superiora: c'è chi pensa che la più temibile sia la Superiora stessa, nulla di più errato! Bisogna temere di più il suo braccio destro. Le due di solito vanno in coppia, non si separano mai, il b.d. volentieri farebbe le scarpe alla sua Capa, ma non può e per consolarsi sfoga le sue frustrazioni sulle collegiali archittetando atroci punizioni nel caso in cui si commetta qualche errore. Sul suo volto è perennemente presente un ghigno. Facilmente riconoscibili dall'atteggiamento falso e cortese.

  3. Suora scassamaroni: è l'addetta alle collegiali, è l'unica che ha rapporti stretti con esse, deve risolvere i problemi, ricordare perennemente le regole, mettere bronci, sgridare, fare strigliate, rompere il BEEP. Il primo anno c'era Suor Rosa, insopportabile, voce stridula e petulante, piombava in camera a tutte le ore e ogni sua frase era un lamento cantilenante. Tutte la mandavano a quel paese nel vero senso della parola, io ho resistito un anno intero, ma poco prima di partire me l'ha tirato via dalla bocca, non mi sono ancora pentita. Poi ci fu Suor Bonaria, un cane rabbioso, ma di quelli che non mordono, però a cui lanceresti volentieri scarpe addosso.

  4. Portinaia: sono due, si alternano e sono le più stordite. Le mettono là perché non saprebbero far altro, devono stare all'ingresso e controllare chi entra e chi esce. Nel mio primo collegio, io ed una mia amica, senza sadismo alcuno, ne facemmo entrare in paranoia una. Dovevamo uscire prima di cena e rientrare il giorno dopo, era tutto programmato, solo che era accaduto qualche giorno prima che una nostra compagna avesse messo in allarme tutte le Suore, facendole sospettare che alla domanda "Lo sanno i tuoi genitori che stai uscendo stasera?", la nostra risposta "Siiiii, sicuro, ho appena chiamato mia mamma per dirle che vado fuori a mangiare una pizza" non fosse poi così veritiera. Così le furbe chiamarono la mamma della compagna fessa e se vale il detto "Tale madre, tale figlia", la Signora, con tutto il rispetto, cadde dalle nuvole e, anzichè sminuire l'innocua bugia, montò un casino, facendo inviperire le Sorelle che pensarono bene di metterci tutte sotto custodia. Ritornando alla sera che io e la mia amica dovevamo uscire, ci presentammo tome tome in portineria, avvisando che non avremmo fatto rientro nè per cena, nè per dormire; "Alt, io non ne so niente, avete chiesto il permesso? No, non potete uscire se prima non avete il permesso, no, io non voglio andare in prigione per colpa vostra!" intimò la povera Suora che era caduta in un evidente stato confusionale e andando avanti e indietro gracchiava il nome della Superiora perché accorresse a darle istruzioni su come comportarsi. Fummo rilasciate dopo mezz'ora, dopo aver subito un interrogatorio e non prima che fossero chiamati i nostri genitori per verificare la nostra versione... i miei erano fuori... meglio, perché erano all'oscuro di tutto.

  5. Suora economa: a lei tocca riscuotere i soldi, e non vi preoccupate che le Suore non se la passano affatto male, mediamente costano il doppio di un appartamento. Ha una faccia greve e seria, calcolatrice, impenetrabile e imperscrutabile. Diffidare sempre, consegnarle l'assegno senza guardarla troppo in faccia, si potrebbe rimanere pietrificati come con la Medusa.

  6. Suora cuoca: non regge da sola ai ritmi della cucina, per cui scordatevi di mangiare della pasta al dente e assaggiare prelibatezze. Le Suore non mangeranno mai al vostro tavolo, ma sempre in una stanza a parte per non farvi vedere che mangiano meglio di voi. Nel secondo collegio erano molto patriottiche, infatti la pasta poteva essere verde, rossa o bianca (= condita con pesto, sugo semplice o formaggio), non esistevano altre varianti, la carne o pollo o tacchino in tutte le salse, stracchino in dosi industriali... ne sono uscita nauseata e con la gastrite.

  7. Suora simpatica: per fortuna ce n'è sempre una, è buona, si fa i fatti suoi, ti sorride sempre. Nel secondo collegio era rappresentata da Suor Enrica, alta alta e mazza mazza, la chiamavamo la sigaretta per la sua fisionomia, ma era il ritratto della dolcezza!

Questo è quanto, perdonate l'eccessiva acredine, ma dovevo esorcizzare i miei mostri interiori.

(*) interna: ragazza non ancora maggiorenne che durante la settimana vive in collegio e ne frequenta la scuola.



posted by mikadosaim at 17:57 | Permalink | 7 commenti
06 novembre 2006

I miei psicodrammi personali


Signori e Signore, la mia situazione è molto critica e sono abbastanza esasperata... dunque, allo stato attuale sto disperatamente cercando un alloggio temporaneo a Bologna per i famosi 3 mesi ed è un'impresa non ardua, quasi impossibile. Immagino di essere pretenziosa io, dal momento che la preferenza è per una camera singola, ma finora l'unica ipotesi più probabile è una bella sistemazione dalle Suore! Sto puntando i piedi a terra come se avessi 7 anni: io dalle Suore non ci voglio andare, io dalle Suore ci ho fatto già 3 anni di università e ne sono uscita minata nel mio equilibrio mentale, io mi ero ripromessa che dalle Suore non ci avrei più messo piede e che neanche un mio eventuale figlio avrebbe mai sopportato una tortura del genere, eppure mi ritrovo esattamente al punto da cui sono partita.

Le Suore sono la negazione della libertà, rientro obbligato entro le 10 di sera, annullamento della socialità, rinuncia alla tecnologia, abolizione della televisione, del telefono, di internet, qualità del cibo discutibile, possibile causa di nuovi aneddoti da raccontare in futuro e rischio di acutizzazione della sindrome da depressione cronica. A tutti coloro che mi consigliano di non perdere tempo e di confermare una stanza alla modica cifra di 580 euro, quando il prezzo medio di una stanza si aggira intorno ai 300-350, dico garbatamente "Andate a soggiornarci per un periodo e poi ne riparliamo"; "Ma è solo per tre mesi!", "Appunto, la possibilità di trasferirsi in una nuova città legata all'impossibilità di viverla appieno, lavoro-convento, convento-lavoro". I convitti mettono tristezza, le stanze sono scarne, i bagni in comune, non ti senti a casa, patisci la lontananza.

Sto monitorizzando costantemente il sito di unpostoletto e mi avvento come un falco su chiunque pubblichi un annuncio che offra un angolo di casa per accogliermi, ma non c'è nulla da fare, mi vogliono prima vedere... sì, immagino la difficoltà di prendere in casa qualcuno a scatola chiusa, ma non ho molte alternative; il mio problema è che una volta trasferita vorrei avere la certezza del posto in cui andare e stare, senza sbattimenti e traslochi ogni due giorni, inoltre, una volta arrivata, dovrò iniziare il mio lavoro di ricerca e non avrò tempo per andare in giro per case mostrandomi in tutto il mio splendore e candore.

[Help me if you can, I'm feeling down and I do appreciate you being round.
Help me, get my feet back on the ground,won't you please, please help me.]





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03 novembre 2006

Incongruenze


Lo scorso martedì a Le Iene è andato in onda un servizio sull'atteggiamento dei preti riguardo alla denuncia di una finta mamma che accusava un loro collega di aver avuto attenzioni particolari per suo figlio e si è gridato di nuovo allo scandalo, si è parlato di omertà perché gli "intervistati" hanno suggerito di non rivolgersi direttamente alla magistratura o ai carabinieri, ma piuttosto ad un superiore della diocesi. L'unica cosa che ho veramente mal digerito è stata l'insistenza di alcuni nel consigliare alla signora di non proferire parola alcuna sull'accaduto al marito, per il resto credo che il vero scandalo sarebbe stato solo nel caso in cui qualcuno avesse cercato di sminuire il fatto, facendolo passare sotto silenzio e non il dirottamento sui superiori, obbedendo ad un ordinamento interno; ma potremmo stare ore a discuterne, non è questo il punto a cui volevo arrivare... stavo pensando alle leggi della Chiesa a cui mi sono dovuta sottoporre proprio nel pomeriggio.

ANTEFATTO: qualche settimana fa mi telefona un mio carissimo amico, manifestando l'intenzione di prendere il sacramento della Cresima; con mio enorme stupore mi chiede di fargli da madrina... lo stupore è dovuto da una parte al piacere che abbia pensato a me per un tale compito (tra tanti che sarebbero stati più meritevoli di assolverlo) e dall'altra al dilemma che mi si presentava; come avrei potuto essere io esempio e guida del percorso spirituale di qualcuno quando il mio si è fermato almeno un decennio fa? Ci pensa lui a tranquillizzarmi, mi dice che comunque è una sua scelta di coscienza, che è adulto e non ha bisogno di un esempio, oramai può intraprendere da solo il suo cammino di fede. Gli confermo che potrei svolgere il ruolo, essendo a mia volta cresimata, ma che in tutta onestà quando l'ho fatta ero una ragazzina, inconsapevole del pieno significato del sacramento, in un impeto di un percorso quasi obbligato, poi col tempo mi sono allontanata più dalla Chiesa in sè che dalla Fede. Comunque, commossa, accetto.

CAPITOLO 1: Da tutte le parti spuntano gli iter come incubi, il mio consiste nel presentare un certificato di idoneità a svolgere il ruolo di madrina essendo il cresimando di un'altra diocesi rispetto alla mia. Primo ostacolo: il certificato lo rilascia il Parroco della mia parrocchia. Ecco, io non ho mai avuto un rapporto idilliaco con lui, è uno scontroso, burbero, forse è per colpa sua che tanti giovani si sono allontanati dalla Chiesa; l'ultima volta che l'ho incontrato è stato circa 8 anni fa per chiedergli una lettera di presentazione per un istituto di Suore presso cui soggiornai il primo anno di studio a Genova (fui cacciata, ma questa è un'altra storia) e non fu molto clemente con me. Credo non mi perdoni ancora il fatto di essermene andata dalla sua Chiesa, per poi farvi ritorno per un breve periodo per merito di un suo "avversario". Incrocio le dita nella speranza che le ostilità lascino il passo al piacere di rivedersi, in fondo mi ha visto crescere, ho fatto Catechismo lì per anni, sono arrivata anche a far parte dell'ACR, mi considero una buona Cristiana nonostante non sia una praticante ogni domenica, ma nella mia sfera personale cerco di mettere a frutto tutti i buoni insegnamenti. Si consuma un primo scontro con i miei, i quali mi avvertono che il certificato non è un mio diritto e che lui sarebbe anche tenuto a negarmelo nel caso non reputi che sia all'altezza del compito. La storia si complica e a me già iniziano a girare le balle.

CAPITOLO 2: Oggi pomeriggio. Mi armo di coraggio e busso alla sua porta con atteggiamento da timorata di Dio. L'accoglienza è fredda, per non dire glaciale, penso tra me e me che non mi abbia riconosciuta, mi presento, sì, ha capito chi sono... riporto la nuda cronaca e per favore non pensate che inventi per perorare la mia causa o che stravolga i fatti. Gli spiego il motivo della mia visita.

Parroco:"A questo punto siamo arrivati? Che devo fare con questa ragazza capricciosa che ha perso la Fede..."
Io:....
Si avvicina ad una libreria, ne tira fuori un foglio prestampato e me lo getta davanti.
P:"Leggi quello che sta scritto e poi dimmi in tutta coscienza se te la senti di firmare" (parole molto secche e sfrontate)
Io: ...leggo... ci penso... rileggo... devo dichiarare di aver compiuto i 16 anni e di aver ricevuto i sacramenti del Battesimo e della Cresima (direi di sì e li ha officiati lui in persona), di appartenere alla Chiesa Cattolica e di accettare le verità di Fede da Essa insegnate (forse potremmo iniziare una diatriba sul significato di appartenenza, ma così formulato posso ancora dire di sì), di accettare le leggi della Chiesa e di non essere convivente o sposata civilmente (nulla di tutto questo, quindi sì)... "Io firmerei"
P:"Come?!?"
Io:"Io firmerei"
P: inizia ad irritarsi "E questa sarebbe la coscienza?!?"... fa spallucce, inizia a lanciare battute con la beghina di turno mentre io compilo... "E dillo che è per il tuo fidanzato!"
Io: faccia interrogativa, perchè mai avrei dovuto mentire sul legame tra me e la persona che si cresima "Ma no, è un caro amico"
P:"Eh sì! Hai presente la fisarmonica?E' così che funziona... si viene quando si ha bisogno...e tu dovresti fare la madrina?"

Incasso ogni colpo, ringrazio, gli porgo una mano per salutare, ma lui è restio... mi controllo, ho per caso una lettera marchiata a fuoco sulla mia pelle che impedisce al mio Parroco di avere alcun tipo di rapporto con me? Sono la reincarnazione di Satana o del male che mi giudica senza sapere cosa ho fatto in tutti questi anni e lo autorizza a bollarmi come l'unica peccatrice macchiatasi di peccati innominabili e incancellabili? E il suo compito di pastore che dovrebbe invitare al perdono e all'accoglienza delle pecorelle smarrite per farle riavvicinare all'ovile quand'è che se l'è dimenticato? Sono stati 10 minuti molto umilianti, ho pensato alla parabola del figliol prodigo e mi son detta che con un Padre così non avrei fatto ritorno, ho pensato che avrebbe potuto farmi una predica, sarebbe stata più costruttiva del suo atteggiamento sprezzante, ho pensato che sotto ha dichiarato di non aver nulla in contrario che la suddetta sia ammessa all'incarico di Madrina... e Lei, Don, in tutta coscienza come ha fatto a firmare?!?



posted by mikadosaim at 21:08 | Permalink | 9 commenti
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